sabato 7 maggio 2022

Recensione - "Straordinario aggiornamento di tutti i miei baci" di Daniela Ranieri

Buon sabato! Dormite ancora? Forza forza... anche se qui il tempo fa proprio pena... freddo e pioggia è comunque sabato e nell'aria c'è solo voglia di relax e relax... libri da terminare e da recensire, come quello che vi propongo oggi letto e recensito da Monica. Una lettura interessante, ma che non l'ha fatta entrare in simpatia con la protagonista.
Titolo: Straordinario aggiornamento di tutti i miei baci
Autore: Daniela Ranieri
Genere: Narrativa
Pagine: 613
Editore: Ponte alle grazie
Data di uscita: 27 maggio 2021

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Una donna in dialogo perpetuo con sé stessa e con il mondo disegna una mappa delle sue ossessioni, del suo rapporto con l’amore e con il corpo, serbatoio di ipocondrie e nevrosi: il nuovo romanzo di Daniela Ranieri è un diario lucido e iperrealistico, in cui ogni dettaglio, ogni sussulto di vita interiore è trattato allo stesso tempo come dato scientifico e ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa, ma in special modo le relazioni d’amore: le tante sfaccettature di Eros – l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza, l’amore puro – vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell’autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea (e non solo). E forse è proprio la lingua di Daniela Ranieri il vero protagonista di questo Stradario aggiornato di tutti i miei baci, una lingua ricchissima di echi gaddiani, di irritazioni a la Thomas Bernhard, di citazioni, e allo stesso tempo inquietantemente diretta e inaudita, una lingua la cui capacità di nominare e avvicinare le cose è pari soltanto alla sua potenza nel distruggerle. Lo Stradario di Daniela Ranieri non è solo un romanzo: ha la sostanza di un corpo vivente che abita nel mondo, di una voce che avvince e persuade con la forza della grande letteratura.
Quando mi è stato proposto di recensire questo libro ho accettato con entusiasmo perché il titolo mi aveva ispirato una storia leggera e magari un po’ romantica.
Bene se è questo il tipo di lettura che cercate non è il libro che fa per voi. La protagonista di questo romanzo è una donna pratica e poco, o per niente, romantica. Vive la sua sessualità in modo libero e quasi provocante. Mi viene da dire che la vive in modo molto maschile. Siccome è donna, però, ogni volta si convince di essere innamorata salvo poi accorgersi, magari dopo pochissimo tempo, che la persona che ha davanti non corrisponde in alcun modo al'idea che se n’era fatta. Le disillusioni si susseguono al punto che, a un certo punto, mi è uscita spontanea la frase “Ma conoscerli prima di buttarti a capofitto in una relazione non sarebbe stato meglio?”.
Poi arriva la sua recriminazione sui tanti 'no' che avrebbe dovuto dire e che invece non aveva detto. E a quel punto mi sono resa conto che non empatizzavo con lei. Perchè il modo di porsi di questa donna mi ha troppo infastidita. Le sue posizioni nei confronti delle misure antipandemia, il suo odio contro chi esercita la professione sanitaria espresso in modo così irrispettoso, le sue ossessioni e piccole manie, me l’hanno resa davvero antipatica. 
Tutt’altra cosa il suo amico Michele, è davvero fantastico. Ironico, sarcastico e sempre drasticamente sincero. Con il passare dei capitoli la sua osservazione sull'uomo di turno era proprio un momento atteso. Anche la nostra protagonista ne sente il bisogno al punto che potrei ipotizzare che tra lei e Michele ci sia la stessa relazione che c’era tra Pinocchio e il Grillo Parlante. Infatti ad un certo punto lei dice proprio “Michele avrebbe detto...” come se l’opinione dell’amico sulla relazione in corso le fosse indispensabile per mettere bene a fuoco la sua vita.

Tutti questi racconti sugli uomini della sua vita, in realtà, sono fatti a favore di quello che ritiene essere l’uomo giusto che, a dire il vero, preferirebbe non sapere... ma lei, come sempre, prima fa e poi pensa... Non vi posso spoilerare se davvero è l’uomo giusto del “per sempre felici e contenti” o no in quanto non l’ho capito. Ritengo però che per esserlo dovrebbe avere tanta, ma davvero tanta, pazienza ed essere innamorato perso di questa donna tanto da riuscire a farla scendere dal treno chiamato “desiderio e ricerca dell’amore” sul quale sembra vivere da quand'era adolescente.

Nel corso della narrazione ho trovato alcune frasi che mi sono voluta segnare in quanto ne condivido il significato e ne ho apprezzata molto la forma. Una di queste parlava della difficoltà che si incontrano nella comunicazione con gli altri e recita:
“Non ci si ascolta più, le parole sono fiori che l’altro recide mentre ci sbocciano in bocca”.
Mi sembra che l’immagine evocata da queste parole sia drammaticamente esplicativa del modo in cui non si comunica oggi.

In un altro passaggio mentre parla di depressione ne dà una sorta di definizione:
“Nei libri di Kafka le cose terribili avvengono sempre di mattina (…) La depressione è una mattina sterminata e inodore dentro cui si grida ma non si sente nessun suono”.
Chiunque ne abbia sofferto o abbia avuto familiari o amici depressi sa che è così.
In un'altra fase invece racconta come il suo essere vegetariana l’abbia portata ad essere perseguitata dagli onnivori. Lo fa in un modo che non mi sento assolutamente di condividere e che, anzi, mi ha parecchio infastidita:
“…Ti si riduce a Hitler, che era vegetariano a imitazione di Wagner, o forse aveva troppa ammirazione per la morte per portarla alla bocca”. 
Ecco questa affermazione mi è parsa davvero esagerata e mi ha fatto pensare ad altre categorie di persone che non si fanno alcuno scrupolo a definire nei modi peggiori chi non la pensa come loro salvo poi commiserarsi e fare le vittime.

Questo è quanto mi viene da dire relativamente alla trama, e considerate le quasi settecento pagine mi rendo conto che è davvero poco. Il problema di questo libro, almeno per me, è il modo in cui è scritto. Ranieri ha una scrittura che definirei ridondante, usa tantissime parole per definire un concetto. Molte più di quelle che sarebbero necessarie. E ama usare voci ricercate, non di uso comune tant’è che nonostante le mie due lauree avrei dovuto tenere sempre a portata di mano il dizionario. Questo mi ha fatto sentire molto ignorante e non mi piace che un libro mi faccia sentire così. Anche se sono consapevole del fatto che non si finisce mai di imparare, credo si possa farlo in modo anche più piacevole. Una cosa che mi ha sorpreso sono stati alcuni refusi grammaticali che in un testo di una tal levatura non mi sarei mai e poi mai aspettata. Ma tant’è so bene che ad ogni rilettura se ne scoprono di nuovi. 
Dunque che dire. È un libro ben scritto ma personalmente trovo gli articoli che l’autrice pubblica su Il Fatto Quotidiano più adatti alle mie corde. Non ho mai letto nulla di Gadda a cui lei si ispira e penso che appena avrò un po’ di tempo proverò a farlo per curiosità.
Di questo libro ho condiviso però una considerazione che Ranieri fa alla fine:
“Sogno un mondo in cui la solidarietà conti più dell’amore”.
In nome di un amore interpretato sempre a proprio uso e consumo, si compiono talmente tante malvagità che è proprio da sperare che nelle persone cresca rigogliosa la pianta della solidarietà che non può che portare del gran bene.

Assegno tre stelle e mezzo e vi auguro buona lettura.
Monica Giovanna Binotto, 06 maggio 2022

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