lunedì 7 ottobre 2019

Recensione "La città delle ragazze" di Elizabeth Gilbert

Buon inizio di settimana a tutti! Lunedì piacevole questa volta perché non lavoro, non so come mai, ma mi hanno comunicato che il turno è stato cancellato... e chi si lamenta eh? Mi dedicherò a pulire casa, cosa che volevo fare in questi giorni. Il w/e invece è passato nell'ozio più totale, volevo fare un po' di cose, ma alla fine... divano, TV, libri... tanto per cambiare! Oggi Mariagrazia ci propone la sua recensione de "La città delle ragazze" della Rizzoli, una storia anni '40 sul "GIRL POWER"!
Titolo: La città delle ragazze
Autrice: Elizabeth Gilbert
Genere: Narrativa, Historical Fiction
Pagine: 496
Editore: Rizzoli
Data di uscita: 17 Settembre 2019


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Feste strepitose, attori seducenti, dive egocentriche e poi musica, risate, luci che si accendono. Vivian Morris ha novantacinque anni, ma se chiude gli occhi torna a essere la diciannovenne che dopo un fallimentare tentativo al college si è ritrovata a sbirciare dietro le quinte del vivace e sgangherato teatro gestito da sua zia Peg. L'anno è il 1940, la città New York, gli ambienti sono quelli del Lily Playhouse, un odeon pazzo dove le ragazze in cerca di fortuna si offrono al mondo, all'arte, agli uomini. Vivian inciampa in questo fiume in piena e ne è trascinata via, complice il fascino di Celia, soubrette dal corpo meraviglioso e con la voce cupa da gatta randagia. Mentre la ragazza scopre di avere un talento come costumista, zia Peg la accoglie nel suo regno esploso, al centro della città più sognata e ai margini della sua ricchezza. Dove bisogna scrollarsi di dosso la provincia impressa nel passo e negli occhi. 
Fin dalle prime pagine di questo romanzo della Gilbert, mi sono immaginata di essere seduta su una comoda poltrona al cinema per assistere a un bel film - Titolo: La città delle ragazze – Principale interprete: Vivian Morris. 
Questa storia di 500 pagine circa scorrono velocemente; è una lunga lettera dove Vivian scrive ad Angela, la figlia di un uomo con cui aveva avuto una storia platonica, per chiarirne il loro rapporto; e ci si immerge piacevolmente tanto da chiedersi se i fatti siano realmente accaduti. Non a caso ho parlato di film, perché mentre leggevo vedevo i luoghi, le persone, le case e tutto quanto descritto con l’immaginazione del momento e del periodo in cui si svolge... tanto è scritto chiaro e con la semplicità dei personaggi da farli sembrare veritieri. 
Siamo nel 1940, Vivian Morris ha diciannove anni e un giorno decide di partire per New York; sarà ospite di sua zia Peg che dirige un odeon, il "Lily Playhouse". Per Vivian è tutto nuovo, lontana dal suo mondo provinciale e borghese dove è cresciuta, impara ad affrontare i salti giornalieri per sbarcare il lunario come tutti. Fa amicizia con Celia una bella soubrette, alta e molto bella, con la quale stabilisce un ottimo rapporto. Insieme, dopo gli spettacoli, esplorano i locali ubriacandosi e accompagnandosi a uomini diversi.
Vivian si sente libera, nessuno la controlla, è libera di godersi la vita, mentre invece durante il giorno dà il suo contributo a zia Peg creando e cucendo costumi per gli eventi serali. Conoscerà vari personaggi del mondo dello spettacolo che fanno parte della vita della zia: come Billy, commediografo di Hollywood ex marito di Peg; l’attrice Edna, primadonna dello spettacolo e Olive, persona alquanto scialba ma dotata di molte doti che Vivian non dimenticherà mai.
Sullo sfondo di una città come "la grande mela", animata  da personaggi indimenticabili, si troverà coinvolta in un gioco imprevedibile in cui sarà molto difficile uscirne e si renderà conto che la vergogna ormai l’ha segnata, il cuore non ha la forza di piangere e per molto tempo le ferite rimarranno aperte. 
Vivian racconta ad Angela le varie esperienze personali, la scoperta dell’omosessualità e cosa vuol dire crescere il bambino di un'amica da donna non sposata. Prosegue la lunga lettera arrivando a spiegare ad Angela il rapporto e l’amore che aveva con suo padre.
“Tuo padre era stato un uomo particolare da vivo, Angela, e lo fu anche da morto. Restò così vivido. Mi visitava in sogno, e in ogni suono, profumo e sensazione di N.Y.”
Siamo ora ai giorni nostri, Vivian ha novantacinque anni e non ha rimpianti, non si è fatta mancare nulla, N.Y. le ha dato tanto e lei ha vissuto prendendo quello che poteva; una città che l’ha resa felice, una città che l’ha ripagata offrendole ciò che desiderava. E con tante emozioni si entra nella narrazione che l’autrice descrive molto bene e non ci si può fermare, un vulcano che esplode con sentimenti vari e con tanto amore fra le persone. Quello che trovo stupendo quando leggo un libro è il sentirsi partecipi accanto ai vari personaggi, li senti vicini e li esorti ad agire nel modo migliore. Sei con tutti loro, con gioie e dolori, in particolar modo con la protagonista, e soffri o ridi delle loro azioni emozionandoti. 
Un libro da leggere per sentirti dentro una New York degli anni '40 e oltre, vivendola con tutti i protagonisti di “La città delle ragazze”.

Recensione di

5 commenti:

  1. Sembra interessante, ottima recensione, grazie

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  2. L'avevo visto nel sito della Rizzoli, ma ancora aspettavo qualche opinione. Già la trama mi aveva incuriosita, con la tua recensione ne sono più convinta, lo leggerò sicuramente.

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  3. Mi ispira tantissimo! Ottima recensione!

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