lunedì 9 febbraio 2026

Recensione - "Il suono dei giorni di pioggia" di Manuel Bova

Titolo:
Il suono dei giorni di pioggia
Autrice: Manuel Bova
Genere: Narrativa
Pagine: 464
Editore: Burno
Data di uscita: 28 novembre 2025

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Un amore passato che non passa mai, le giornate che scorrono tra un reparto di elettronica che sembra la caricatura del mondo reale e la vita con sua sorella, Diana, che è presente in un modo tutto suo.
La storia di Amedeo è fatta di fragili equilibri, di ironia, malinconia e desideri mai del tutto sopiti. Amedeo ha una famiglia, dei colleghi, degli amici, ogni personaggio secondario è strettamente collegato a lui, ognuno con le sue vicissitudini che, in qualche modo, contribuiscono a minare le poche certezze del protagonista e lo spingono a mettere tutto in discussione.
Come si salva una persona che non vuole essere salvata? Quanto la nostra percezione di ciò che ci sta intorno è reale e quanto frutto di un condizionamento che porta a un giudizio parziale e impulsivo?
Con uno stile diretto e graffiante capace di alternare leggerezza e profondità, Il suono dei giorni di pioggia compie un viaggio all’interno della mente di un uomo che prova a restare in piedi mentre tutto intorno a lui sembra franare. Un romanzo che parla di abusi, violenza e di amore in ogni sua forma. Un romanzo che contiene un mondo, che contiene storie, che profuma di vita, di gioie e cadute da cui rialzarsi è sempre più difficile

Manuel Bova è uno degli autori che amo seguire, dai social ai libri. Solitamente mi favorisce il buonumore ma in questo libro no. Leggendo la storia di Amedeo, che tanto somiglia all’immagine che l’autore dà di sé sui social, ho provato tanta tristezza e malinconia. Già l’immagine di copertina non è che metta allegria con quest’uomo seduto alla pioggia su una panchina rossa di notte. A guardarlo mi veniva da pensare che doveva avere dei grossi problemi e, magari, si stava chiedendo se valeva la pena continuare a vivere. Eppure è un'immagine che non mi respingeva, anzi, mi teneva legata e mentre aspettavo di poter leggere questo libro continuavo a ricamarci su. Ora credo che Bova avrebbe potuto osare di più e metterci la sua faccia così come ha messo il nome del suo amico (antagonista sui social) Emiliano a uno dei personaggi. A onor del vero, però, un personaggio buono. Ma andiamo alla trama.

Amedeo, il protagonista, fa un lavoro che non gli piace più, forse non gli è mai piaciuto ma, almeno fino a quando i clienti non erano considerati solo numeri ai quali far acquistare la qualunque senza pensare se quell’articolo fosse adatto o meno alla persona in questione, lo ha tollerato. Adesso non ce la fa. Non riesce a insistere per vendere strumenti tecnologici modernissimi a chi non saprebbe usarli o non ne avrebbe nessuna utilità. Si sentirebbe disonesto, e non lo fa. Vive la “minaccia” quotidiana dell’assistente virtuale alle vendite con la consapevolezza che non sarà una miglioria per nessuno, né per lui e i suoi colleghi che, magari, perderanno il lavoro né per i clienti.

Mi sono tanto riconosciuta in queste vicende: ho lavorato in un istituto di credito per oltre trent’anni e per almeno 25 mi sono sentita dire che, prima o poi, il mio lavoro lo avrebbe fatto una macchina. Non è stato per niente bello. Ho accettato l’esodo perché non mi riconoscevo più in quello che mi veniva chiesto di fare da una azienda che, se al momento della mia assunzione, mi diceva di essere orgogliosa della relazione di fiducia che sapevo creare con i clienti poi pretendeva solo vendite e contatti. Quindi grande empatia con il protagonista sul versante lavorativo. Ma anche su quello famigliare per il forte legame che nutre nei confronti dei genitori, che lo porta a mettere in secondo piano le sue esigenze di privacy per sostenerli in un momento particolarmente difficile. Bellissimo il legame, particolare, con la sorella. E poi gli amici che vanno avanti, mentre lui sente di essersi fermato e di non riuscire a muoversi da lì. I gruppi WhatsApp dove si cerca un accordo per un appuntamento sempre pronto a saltare. Il modo attento di guardare agli altri che lo porta a vedere quello che ai più sfugge, al punto da mettersi in dubbio (Possibile che lo vedo solo io? Magari mi sbaglio e vedo quello che non c’è…).

Amedeo che soffre per un amore non ricambiato ma nel quale continua a credere, anche se cerca di conoscere persone nuove spinto dal collega/amico che, prima o poi, partirà e, nel frattempo, si informa e lo informa sui tanti possibili complotti in essere.

È un libro scritto bene, strutturato in capitoli brevi, a volte brevissimi, che ti invogliano a non smettere mai di leggere. Lo stile è quello autoironico, caratteristico dell’autore, che sembra raccomandare al lettore di non prendersi troppo sul serio, che la situazione è già drammatica di suo. Poi arrivi alla fine ed è tutto un vorticare, avanti e indietro nelle ore di quell’ultima notte ricchissima di avvenimenti che si intrecciano e si incastrano e tu speri che non suoni il telefono o il campanello perché non puoi assolutamente interrompere la lettura e ti accorgi solo quando leggi la parola FINE che stavi trattenendo il fiato.

Bellissimo.

Anche se mi ha fatto provare questa malinconia e “sentire” la tristezza e l’angoscia di Amedeo a me è piaciuto un botto.

Poi ero molto curiosa perché il Bova ha cambiato casa editrice ed è passato dalla Sperling e Kupfer alla Burno.  Credo sia stata una scelta molto coraggiosa da parte sua e spero che i suoi lettori glielo riconoscano. Avevo trovato belli “Al mare non importa” e “Un millimetro di meraviglia”, divertente “Pronto? Madre?” ma non ero pronta alla botta emotiva de “Il suono dei giorni di pioggia”. Bravo Manuel…

Ovviamente vi consiglio caldamente di leggerlo perché è un libro a 5 stelle.

 


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