Editore: Burno
Data di uscita: 28 novembre 2025
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Manuel Bova è uno degli autori che amo seguire, dai social ai
libri. Solitamente mi favorisce il buonumore ma in questo libro no. Leggendo la
storia di Amedeo, che tanto somiglia all’immagine che l’autore dà di sé sui
social, ho provato tanta tristezza e malinconia. Già l’immagine di copertina
non è che metta allegria con quest’uomo seduto alla pioggia su una panchina
rossa di notte. A guardarlo mi veniva da pensare che doveva avere dei grossi
problemi e, magari, si stava chiedendo se valeva la pena continuare a vivere.
Eppure è un'immagine che non mi respingeva, anzi, mi teneva legata e mentre
aspettavo di poter leggere questo libro continuavo a ricamarci su. Ora credo
che Bova avrebbe potuto osare di più e metterci la sua faccia così come ha
messo il nome del suo amico (antagonista sui social) Emiliano a uno dei
personaggi. A onor del vero, però, un personaggio buono. Ma andiamo alla trama.
Amedeo, il protagonista, fa un lavoro che non gli piace più,
forse non gli è mai piaciuto ma, almeno fino a quando i clienti non erano
considerati solo numeri ai quali far acquistare la qualunque senza pensare se
quell’articolo fosse adatto o meno alla persona in questione, lo ha tollerato.
Adesso non ce la fa. Non riesce a insistere per vendere strumenti tecnologici
modernissimi a chi non saprebbe usarli o non ne avrebbe nessuna utilità. Si sentirebbe
disonesto, e non lo fa. Vive la “minaccia” quotidiana dell’assistente virtuale
alle vendite con la consapevolezza che non sarà una miglioria per nessuno, né
per lui e i suoi colleghi che, magari, perderanno il lavoro né per i clienti.
Mi sono tanto riconosciuta in queste vicende: ho lavorato in
un istituto di credito per oltre trent’anni e per almeno 25 mi sono sentita
dire che, prima o poi, il mio lavoro lo avrebbe fatto una macchina. Non è stato
per niente bello. Ho accettato l’esodo perché non mi riconoscevo più in quello
che mi veniva chiesto di fare da una azienda che, se al momento della mia
assunzione, mi diceva di essere orgogliosa della relazione di fiducia che sapevo
creare con i clienti poi pretendeva solo vendite e contatti. Quindi grande
empatia con il protagonista sul versante lavorativo. Ma anche su quello famigliare
per il forte legame che nutre nei confronti dei genitori, che lo porta a
mettere in secondo piano le sue esigenze di privacy per sostenerli in un
momento particolarmente difficile. Bellissimo il legame, particolare, con la
sorella. E poi gli amici che vanno avanti, mentre lui sente di essersi fermato
e di non riuscire a muoversi da lì. I gruppi WhatsApp dove si cerca un accordo
per un appuntamento sempre pronto a saltare. Il modo attento di guardare agli
altri che lo porta a vedere quello che ai più sfugge, al punto da mettersi in
dubbio (Possibile che lo vedo solo io? Magari mi sbaglio e vedo quello che non
c’è…).
Amedeo che soffre per un amore non ricambiato ma nel quale
continua a credere, anche se cerca di conoscere persone nuove spinto dal collega/amico
che, prima o poi, partirà e, nel frattempo, si informa e lo informa sui tanti
possibili complotti in essere.
È un libro scritto bene, strutturato in capitoli brevi, a
volte brevissimi, che ti invogliano a non smettere mai di leggere. Lo stile è
quello autoironico, caratteristico dell’autore, che sembra raccomandare al
lettore di non prendersi troppo sul serio, che la situazione è già drammatica
di suo. Poi arrivi alla fine ed è tutto un vorticare, avanti e indietro nelle
ore di quell’ultima notte ricchissima di avvenimenti che si intrecciano e si
incastrano e tu speri che non suoni il telefono o il campanello perché non puoi
assolutamente interrompere la lettura e ti accorgi solo quando leggi la parola
FINE che stavi trattenendo il fiato.
Bellissimo.
Anche se mi ha fatto provare questa malinconia e “sentire” la
tristezza e l’angoscia di Amedeo a me è piaciuto un botto.
Poi ero molto curiosa perché il Bova ha cambiato casa
editrice ed è passato dalla Sperling e Kupfer alla Burno. Credo sia stata una scelta molto coraggiosa da parte sua e spero che i suoi lettori glielo
riconoscano. Avevo trovato belli “Al mare non importa” e “Un millimetro di
meraviglia”, divertente “Pronto? Madre?” ma non ero pronta alla botta emotiva
de “Il suono dei giorni di pioggia”. Bravo Manuel…
Ovviamente vi consiglio caldamente di leggerlo perché è un
libro a 5 stelle.





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