giovedì 6 maggio 2021

Recensione "Pizzi neri e merletti grigi" di Elisa Averna

Buongiorno a tutti! Come vi avevo preannunciato oggi vi parlerò del libro di Elisa Averna che mi ha veramente conquistata. L'ho conosciuta per caso per una intervista che mi ha voluto fare come blogger, intervista che se volete potete recuperare QUI. Alla fine mi ha proposto il suo libro, che ho accettato solo perché la trama mi aveva veramente colpita. E ho fatto bene. Quando capitano quei libri che ti coinvolgono per la scrittura ma anche emotivamente è sempre una bellissima cosa per noi lettori.
Titolo:
 Pizzi neri e merletti grigi
Autore: Elisa Averna
Genere: Fantascienza
Pagine: 165
Editore: Nulla Die
Data di uscita: 21 ottobre 2020

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In una giornata di maggio del 1866 cinque minuti rivoluzionano la vita di Teresa Baldeschi, giovane ricamatrice di abiti da lutto. Teresa, preso posto sul treno che avrebbe dovuto condurla presso una vedova sua cliente, si addormenta e al suo risveglio trova attorno a sé una situazione totalmente nuova. Non è nel treno in cui è salita, ma in un treno del tutto diverso. Apprende dai passeggeri di essere nel 2023. Sconvolta, scende alla prima stazione, per poi risvegliarsi nuovamente nel suo tempo. Teresa nel raccontare la sua straordinaria esperienza non viene creduta dalla famiglia che la fa internare nel manicomio Santa Margherita di Perugia, dove la donna riesce a sopravvivere per vent’anni. Consapevole di non essere pazza e di aver viaggiato nel tempo, Teresa scrive le sue memorie nella speranza di un riscatto. "Pizzi neri e merletti grigi" più che un libro di fantascienza è un viaggio nella presunta follia umana e in ciò che l’uomo non è in grado di spiegare.

Pizzi neri e merletti grigi non è un libro come tanti ma un viaggio all'interno della psiche umana. Viene presentato come un libro di fantascienza per il brevissimo viaggio nel tempo, ma credetemi che di fantascienza c'è poco e niente, anzi direi forse scienza... Quello che invece andremo a leggere sono le memorie, ovviamente inventate dall'autrice, di una donna, ormai sessantaseienne, che dopo un'esperienza traumatica sarà internata in manicomio. Leggeremo il suo acredine, le sue esperienze, il rancore ma anche tanto amore per la vita e la ricerca di una apparente normalità.

L'esperienza che ha vissuto la porterà alla fine a confidarsi con la persona a lei più vicina ma questo purtroppo la condurrà nel posto meno adatto, il manicomio.
Viene ritenuta pazza e rinchiusa perché oltretutto è un elemento scomodo per la famiglia. Sarà il padre stesso a rinnegarla e allontanarla per non infangare il suo buon nome.
Teresa, che avrebbe avuto bisogno solo di amore e conforto si ritrova rinchiusa in un ambiente ostile, circondata da persone pericolose con seri problemi psicologici ma anche con persone che come lei non sono effettivamente "pazze", ma traumatizzate da un fattore che nella loro vita le ha portate ad un forte turbamento emotivo.
Teresa ha vissuto un fatto alieno a tutti, anche a lei stessa, nessuno può darle una spiegazione e nemmeno lei stessa si capacita di ciò che le è successo... a volte pensa di aver sognato, ma in fondo sa che veramente ha viaggiato nel futuro.
Cinque minuti possono rivoluzionare l'esistenza di una persona. Anche un secondo può segnare il passaggio da un "prima" e un "dopo". Mi chiamo Teresa Baldeschi. Sono nata a Perugia nel 1846. Ho sessantasei anni e queste sono le mie memorie.
Siamo nel 1866. Ha vent'anni ed è una ricamatrice, crea merletti e pizzi su ordinazione. La sua vita non è propriamente felice. Vive con un padre padrone e avaro, una madre allettata vittima di un male psicologico e due giovani sorelle. Sarà Teresa, come primogenita a prendere il posto della madre in casa, occupandosi sia della famiglia, oltre ovviamente a prendersi cura della madre stessa. Il padre anche se benestante non ha intenzione di spendere soldi per i domestici, una sola cameriera basta e avanza tanto poi c'è Teresa che aiuta.
Un giorno in treno, mentre la ragazza si sta recando da una cliente per consegnare dei lavori, si ritrova catapultata nel 2023 solo per 5 minuti, ma quei pochissimi minuti le basteranno per capire che è nel futuro. Vedrà oggetti che ancora non sono stati inventati... parlerà con persone vestite in modo strano e che parlano anche in modo troppo confidenziale.  Il tempo di scendere dalla carrozza e si ritrova nel suo tempo in un letto, accudita da una famiglia che l'aveva trovata svenuta a terra.
Da qui inizierà il suo calvario, soprattutto quando ricondotta a forza in casa dal padre cadrà in uno stato depressivo. Per il padre la sua presenza diventa un problema e l'unica soluzione è ricoverarla in uno di quei centri per la salute mentale.

Quando Elisa Averna mi ha proposto il suo libro devo ammettere che appena ho letto viaggio nel tempo, pazzia e manicomio mi sono incuriosita tantissimo, però mai mi sarei aspettata questo gioiellino tra le mani. 
Il libro è raccontato da Teresa stessa, essendo le sue memorie. Ho amato dalla prima all'ultima pagina. Il linguaggio è perfettamente adeguato al suo tempo, la gentilezza delle parole, la ricercatezza delle sue espressioni mi hanno coinvolta immediatamente. Il modo di parlarci di Teresa, perché ovviamente si rivolge proprio a noi lettori con la speranza che questo suo scritto sia letto da qualcuno, mi hanno colpita e affondata in pieno. Il suo linguaggio è curato, delicato, direi gentile anche nelle situazioni più avverse. Il suo raccontare è dettagliato e non ci fa perdere il filo, ma ci conduce pian piano esponendo i fatti con dovizia di particolari senza tralasciare nulla. 
Quello che mi ha colpito maggiormente è ovviamente la parte in cui ci racconta del soggiorno in manicomio, 20 anni di reclusione in un posto in cui non c'è pietà per nessuno. Le condizioni sono terrificanti, ricordiamoci che siamo alla fine dell'1800, le condizioni igieniche, ma anche le basi mancano. I degenti sono trattati come animali, vivono tra i propri escrementi; i più tormentati vengono legati ai letti, picchiati, drogati.... insomma l'immagine che ci viene descritta è cruda, ma sappiamo anche bene che è stata una triste realtà. 
La sofferenza psichica vissuta nella solitudine di un manicomio è un'onda che si infrange nell'anima, portando con sé non solo la propria "pazzia", ma la pazzia di tutti. Il dialogo con la propria follia sommato al dialogo con la follia degli altri diventa un coro di solitudini. L'abisso del dolore si dilata e si amplifica per divorarti dall'interno. L'infinitezza del dolore diviene l'unica e sola compagnia.
Questo libro mi ha sorpresa, mi ha entusiasmata e la scrittura di questa autrice mi ha conquistata. Ho adorato anche le profonde ricerche sulla psicologia, che mi hanno coinvolta senza annoiarmi. Ho provato tanta pena e rabbia che non potete immaginare. Quanta cattiveria, ma anche quanta ignoranza, viveva e vive nel genere umano... 
Il finale poi, quando arriviamo al 2023, è stato quel tocco di genio che ha dato una conclusione soddisfacente alla storia, anche se ci lascia con tanto rammarico. Leggetelo è bellissimo.

Recensione di

4 commenti:

  1. Sembra molto intensa questa storia; ottima recensione, grazie

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  2. Grazie, Simona, per essere riuscita a cogliere così bene lo spirito dell'opera e i suoi aspetti più spinosi e delicati. Sono felice che Teresa abbia avuto in te un'amica, attenta e sensibile lettrice.
    Elisa Averna

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Elisa per avermi dato l'opportunità di leggere il tuo libro.
      E' stato un regalo molto gradito... ma questo già lo sai <3

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  3. Veramente molto interessante....da leggere sicuramente...

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