giovedì 12 marzo 2026

Recensione - "Tutta la vita che resta" di Roberta Recchia

Titolo:
Tutta la vita che resta
Autrice: Roberta Recchia
Genere: Narrativa
Pagine: 400
Editore: Rizzoli
Data di uscita: 5 marzo 2024

AMAZON

Uno strappo che sembrava impossibile da ricucire, una famiglia che nel corso degli anni ritrova la strada nella forza dei legami. Ci sono libri che ti entrano dentro, che ti accompagnano per mano nella vita di tutti i giorni. È ciò che succede con l’esordio magnetico di Roberta Recchia, una storia da cui non ci si stacca, con protagonisti vivi, autentici. Come Marisa e Stelvio Ansaldo, che nella Roma degli anni Cinquanta si innamorano nella bottega del sor Ettore, il padre di lei. La loro è una di quelle famiglie dei film d’amore in bianco e nero, fino a quando, anni dopo, l’adorata figlia sedicenne Betta – bellissima e intraprendente – viene uccisa sul litorale laziale, e tutti perdono il proprio centro. Quell’affetto e quella complicità reciproca non ci sono più, solo la pena per la figlia persa per sempre. Nessuno sa, però, che insieme a Betta sulla spiaggia c’era sua cugina Miriam, al contrario timida e introversa, anche lei vittima di un’indicibile violenza. Sullo sfondo di un’indagine rallentata da omissioni e pregiudizi verso un’adolescente che affrontava la vita con tutta l’esuberanza della sua età, Marisa e Miriam devono confrontarsi con il peso quotidiano della propria tragedia. Il segreto di quella notte diventa un macigno per Miriam fin quando – ormai al limite – l’incontro con Leo, un giovane di borgata, porta una luce inaspettata: l’inizio di un amore che fa breccia dove nessuno ha osato guardare. "Tutta la vita che resta" è un romanzo dolcissimo, doloroso, accogliente, intimo e corale, che esplora i meccanismi della vergogna e del lutto, ma soprattutto dell’affetto e della cura, e li fa emergere con delicatezza sapiente.

Mai dire mai. Quando mi sono abbonata ad Audible pensavo che avrei disdetto velocemente in quanto faccio molta fatica a prestare attenzione quando mi parlano, invece questo libro, molto lungo, me lo sono ascoltata senza nessun problema. Sarà la storia avvincente e ben letta, sarà che continuando ad ascoltare libri più brevi mi sono allenata, comunque aver ascoltato queste circa tredici ore, mi sembra, di lettura è stata una soddisfazione personale non indifferente. A parte questo è un libro che racconta una storia drammatica, vera, intensa. I personaggi sono caratterizzati molto bene e quindi è facile sentirli vicini o meno a seconda della situazione.

È una storia di donne, che sono le protagoniste principali alle quali gli uomini fanno da contorno, fino a Leo che non si accontenta di essere un comprimario.

C’è la nonna rigidamente attaccata all’apparenza sulla quale ha impostato tutta la sua vita.

Ci sono le due figlie, diverse e lontane che hanno a loro volta due figli. Entrambe un maschio e una femmina.

Le due nipoti sono cresciute con stili educativi così diversi e poi per una serie di eventi si ritrovano a condividere una violenza terribile che sconvolgerà per sempre la vita di tutta la famiglia.

In tutto ciò avrà un ruolo importante la nonna che dimostrerà fino in fondo di essere un sepolcro imbiancato che antepone qualsiasi cosa al “purché nessuno sappia”.

Il linguaggio è diretto, fluido e crudo, quasi crudele quando descrive la violenza, com’è l’atto stesso, d’altro canto.

Mi sono ritrovata coinvolta in questa storia famigliare fino in fondo. Ho sentito il dolore, la sofferenza, la fatica del tornare a vivere, la disperata volontà di non lasciarsi cadere giù. Altrettanto bene ho attraversato le crisi di chi invece non voleva più essere costretta a ricordare e rivivere attimi di una brutalità spaventosa e ricorreva a qualsiasi cosa pur di cancellarli.

Ho amato il personaggio di Corallina, strano e inaspettato in questa vicenda ma assolutamente adorabile ed equilibrato.

È un libro che permette molte riflessioni. Per esempio su quanto possa essere diversa la vita di ragazzi che abitano nella stessa città ma hanno alle spalle famiglie di estrazione sociale molto diversa o con stili educativi lontani.

Quanto è importante fermarsi a guardarli questi ragazzi. Volerli davvero capire. Metterli al primo posto rispetto alle apparenze sociali. Rispettare le loro scelte ed essere lì quando decidono di ripartire, quando i fantasmi più neri escono dagli armadi dove sono stati rinchiusi per tanto tempo.

Forse non c’è altro modo. E proprio per questo assegno cinque stelle. Buona lettura.

 


Recensione di

Nessun commento:

Posta un commento

I vostri commenti alimentano il mio blog!
Se quello che ho scritto ti è piaciuto, lascia un segno del tuo passaggio. Te ne sarò grata.