Autrice: Manon Garcia
Genere: Saggio
Editore: Einaudi
Data di uscita: 3 giugno 2025
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«Quando sono venuta a sapere dei crimini commessi su Gisèle
Pelicot, mi sono resa conto che in quei fatti si condensavano tutte le
questioni filosofiche che mi appartengono da sempre. In un primo momento, ero
indecisa se andare in tribunale, poi mi sono arresa all’evidenza: come filosofa
e come donna dovevo assolutamente scrivere di quel caso, del dibattimento,
dell’esperienza vissuta lì. Ma anche tentare di rispondere a una domanda che mi
ossessiona: è possibile vivere con gli uomini?» Per tre mesi Manon Garcia ha
seguito le udienze del processo Pélicot. Cinquanta uomini sono stati accusati
di avere ripetutamente violentato una donna con la complicità di suo marito. Le
età, le storie, i profili così diversi degli imputati spalancano ancora una
volta il tema della banalità del male. Assistendo all’inimmaginabile, la filosofa
francese utilizza i fatti, le testimonianze e la copertura mediatica del caso
per districare i nodi che ne emergono. Uno su tutti: stabilire se chiunque,
avendone l’occasione, stuprerebbe una donna addormentata.
Se avete intenzione di affrontare la lettura di questo libro
procuratevi prima una bella scorta di farmaci contro il vomito. Ne avrete
bisogno.
La filosofa francese Manon Garcia racconta del processo
Pelicot. Un caso che ha sconvolto la Francia nel 2024, e non solo la Francia.
Per chi non lo conoscesse è un processo contro il signor
Pelicot e altri cinquanta “uomini”, un’altra ventina non sono stati sottoposti
a giudizio perché non identificati. Questi soggetti erano accusati di aver
stuprato la signora Pelicot mentre la stessa era in stato di incoscienza a
seguito della somministrazione di un farmaco da parte del marito. Il signor
Pelicot è il grande regista di questo film horror. Lui reclutava questi
“uomini” e li faceva arrivare in casa sua dove, nella camera da letto padronale, faceva trovare la moglie incosciente con un abbigliamento intimo particolare
che lui stesso le metteva dopo averla addormentata.
Sembra assurdo pensare che nessuno di questi “uomini” si è
posto la questione se la signora Pelicot fosse consenziente o meno. E, direi,
che il fatto che fosse incosciente qualche dubbio avrebbe dovuto suscitarlo.
Addirittura uno di questi bastardi, mi sia consentito dirlo, ha dichiarato che
Pelicot li faceva entrare in casa sua, nella sua stanza e metteva loro a
disposizione la moglie, e questo per lui bastava. Quindi lei proprio non aveva voce in capitolo
secondo lui. Nessuno degli imputati ha pensato di rifiutare la proposta di
Pelicot e di denunciarlo.
Come si può definire un simile comportamento da parte di un
numero così grande di individui in una area geografica piuttosto contenuta se
non Cultura dello Stupro? Come si possono definire questi personaggi se non
figli del patriarcato?
“Questo processo invita a pensare seriamente e in maniera meticolosa a cosa intendiamo per “uomini”, “maschilità”, “patriarcato”, e perché vengono usate queste nozioni.”
Non solo questi termini vengono ben spiegati in questo libro.
Ho trovato molto ben fatta anche la parte in cui parla del “consenso”
approfondendo la questione dal punto di vista del Diritto Civile e del Diritto
Penale. Una spiegazione che non lascia spazio a dubbi.
Da tener presente che solo oggi la Francia ha una legge che
definisce stupro la mancanza di consenso della donna. Prima del caso Pelicot il
discrimine erano la violenza, la costrizione, la minaccia o la sorpresa. Questo
genere di violenze erano difficilmente punibili in quanto raramente denunciate,
raramente credute e raramente trattate in modo corretto dall’istituzione
giudiziaria e dalla polizia.
È molto interessante anche come viene narrato il modo in cui
la signora Pelicot affronta il processo, con un coraggio che ha poco
dell’umano, e come le donne, da quelle più comuni alle attiviste femministe
cercano di essere presenti per darle forza. E anche come lo vive l’autrice, che
ne soffre talmente tanto da arrivare a chiedersi come possiamo noi donne vivere
con gli uomini.
In effetti viene da chiederselo. È una storia che si legge
d’un fiato, incuriosisce, tramortisce e lascia senza parole. Oppure ne fa
venire in mente tante, ma di quelle che è brutto dire a voce alta.
Sono volontaria in un Centro Antiviolenza da quasi otto anni
e ogni volta che incontriamo gruppi, che siano studenti, adulti o anziani, per
raccontare quello che facciamo, ci sentiamo regolarmente fare le stesse domande:
“Ma ci sono anche donne che mentono?” perché bisogna
delegittimare le vittime.
“L’incidenza delle straniere è alta vero?” perché il problema
deve riguardare altre etnie, in particolare l’islamica.
“Ma non è che la fate tanto tragica? Io non vedo tutti questi
fatti che dite e a me non sembra proprio un fenomeno culturale”. Si preferisce
sempre ritenerlo un fenomeno emergenziale legato al momento, ma il momento dura
da tanto, troppo…
Ben vengano libri come questi per aprire la mente su questi
“uomini” che non sono mostri ma sono normalissimi personaggi che messi in
determinate situazioni non si fanno scrupoli a compiere azioni così aberranti
perché, in fondo, è solo una donna e se suo marito è contento…
Assegno cinque stelle.





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