mercoledì 21 gennaio 2026

Recensione - "Vivere con gli uomini. Che cosa ci insegna il caso Pelicot" di Manon Garcia

Titolo:
Vivere con gli uomini. Che cosa ci insegna il caso Pelicot
Autrice: Manon Garcia
Genere: Saggio
Pagine: 192
Editore: Einaudi
Data di uscita: 3 giugno 2025

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«Quando sono venuta a sapere dei crimini commessi su Gisèle Pelicot, mi sono resa conto che in quei fatti si condensavano tutte le questioni filosofiche che mi appartengono da sempre. In un primo momento, ero indecisa se andare in tribunale, poi mi sono arresa all’evidenza: come filosofa e come donna dovevo assolutamente scrivere di quel caso, del dibattimento, dell’esperienza vissuta lì. Ma anche tentare di rispondere a una domanda che mi ossessiona: è possibile vivere con gli uomini?» Per tre mesi Manon Garcia ha seguito le udienze del processo Pélicot. Cinquanta uomini sono stati accusati di avere ripetutamente violentato una donna con la complicità di suo marito. Le età, le storie, i profili così diversi degli imputati spalancano ancora una volta il tema della banalità del male. Assistendo all’inimmaginabile, la filosofa francese utilizza i fatti, le testimonianze e la copertura mediatica del caso per districare i nodi che ne emergono. Uno su tutti: stabilire se chiunque, avendone l’occasione, stuprerebbe una donna addormentata.

Se avete intenzione di affrontare la lettura di questo libro procuratevi prima una bella scorta di farmaci contro il vomito. Ne avrete bisogno.

La filosofa francese Manon Garcia racconta del processo Pelicot. Un caso che ha sconvolto la Francia nel 2024, e non solo la Francia.

Per chi non lo conoscesse è un processo contro il signor Pelicot e altri cinquanta “uomini”, un’altra ventina non sono stati sottoposti a giudizio perché non identificati. Questi soggetti erano accusati di aver stuprato la signora Pelicot mentre la stessa era in stato di incoscienza a seguito della somministrazione di un farmaco da parte del marito. Il signor Pelicot è il grande regista di questo film horror. Lui reclutava questi “uomini” e li faceva arrivare in casa sua dove, nella camera da letto padronale, faceva trovare la moglie incosciente con un abbigliamento intimo particolare che lui stesso le metteva dopo averla addormentata.

Sembra assurdo pensare che nessuno di questi “uomini” si è posto la questione se la signora Pelicot fosse consenziente o meno. E, direi, che il fatto che fosse incosciente qualche dubbio avrebbe dovuto suscitarlo. Addirittura uno di questi bastardi, mi sia consentito dirlo, ha dichiarato che Pelicot li faceva entrare in casa sua, nella sua stanza e metteva loro a disposizione la moglie, e questo per lui bastava.  Quindi lei proprio non aveva voce in capitolo secondo lui. Nessuno degli imputati ha pensato di rifiutare la proposta di Pelicot e di denunciarlo.

Come si può definire un simile comportamento da parte di un numero così grande di individui in una area geografica piuttosto contenuta se non Cultura dello Stupro? Come si possono definire questi personaggi se non figli del patriarcato?

“Questo processo invita a pensare seriamente e in maniera meticolosa a cosa intendiamo per “uomini”, “maschilità”, “patriarcato”, e perché vengono usate queste nozioni.”

Non solo questi termini vengono ben spiegati in questo libro. Ho trovato molto ben fatta anche la parte in cui parla del “consenso” approfondendo la questione dal punto di vista del Diritto Civile e del Diritto Penale. Una spiegazione che non lascia spazio a dubbi.

Da tener presente che solo oggi la Francia ha una legge che definisce stupro la mancanza di consenso della donna. Prima del caso Pelicot il discrimine erano la violenza, la costrizione, la minaccia o la sorpresa. Questo genere di violenze erano difficilmente punibili in quanto raramente denunciate, raramente credute e raramente trattate in modo corretto dall’istituzione giudiziaria e dalla polizia.

È molto interessante anche come viene narrato il modo in cui la signora Pelicot affronta il processo, con un coraggio che ha poco dell’umano, e come le donne, da quelle più comuni alle attiviste femministe cercano di essere presenti per darle forza. E anche come lo vive l’autrice, che ne soffre talmente tanto da arrivare a chiedersi come possiamo noi donne vivere con gli uomini.

In effetti viene da chiederselo. È una storia che si legge d’un fiato, incuriosisce, tramortisce e lascia senza parole. Oppure ne fa venire in mente tante, ma di quelle che è brutto dire a voce alta.

Sono volontaria in un Centro Antiviolenza da quasi otto anni e ogni volta che incontriamo gruppi, che siano studenti, adulti o anziani, per raccontare quello che facciamo, ci sentiamo regolarmente fare le stesse domande:

“Ma ci sono anche donne che mentono?” perché bisogna delegittimare le vittime.

“L’incidenza delle straniere è alta vero?” perché il problema deve riguardare altre etnie, in particolare l’islamica.

“Ma non è che la fate tanto tragica? Io non vedo tutti questi fatti che dite e a me non sembra proprio un fenomeno culturale”. Si preferisce sempre ritenerlo un fenomeno emergenziale legato al momento, ma il momento dura da tanto, troppo…

Ben vengano libri come questi per aprire la mente su questi “uomini” che non sono mostri ma sono normalissimi personaggi che messi in determinate situazioni non si fanno scrupoli a compiere azioni così aberranti perché, in fondo, è solo una donna e se suo marito è contento…

Assegno cinque stelle.

 


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