lunedì 6 maggio 2024

Recensione - "Un millimetro di meraviglia" di Manuel Bova

 
Titolo:
Un millimetro di meraviglia
Autore: Manuel Bova
Genere: Narrativa
Pagine: 400
Editore: Sperling & Kupfer
Data di uscita: 16 aprile 2024

AMAZON

Il ristorante del loro primo appuntamento, Rossano con i capelli tagliati di fresco e la barba incolta: a Nina sembra una serata perfetta. È convinta che finalmente le chiederà di sposarlo, e per l’occasione indossa il suo adorato vestito rosso. Tutto sembra come dovrebbe essere, fino a quando Ross pronuncia le fatidiche parole: «Ti devo parlare». E, andandosene, lascia Nina da sola, affranta, a pensare a tutto ciò che avrebbe potuto essere e non sarà mai. Nella stessa sera, qualcun altro vive un tremendo dolore: è un uomo anziano, che affida a un diario i suoi pensieri per la figlia, con cui non parla più. Non sa cosa farsene della sua vita, e passa le notti insonni a controllare quali lampioni non funzionano, per segnalarli al comune. Infine, un uomo tormentato, dall’animo oscuro, diventa il protagonista di un delitto che coinvolgerà Genova, Nina e l’anziano signore.Tre personaggi legati dal filo rosso del destino, tre voci narranti distinte, tre vicende che si intrecciano prendono vita nei caruggi, in un romanzo fatto di contrasti: dolce e amaro, felicità e malinconia, fallimento e rinascita. Manuel Bova si conferma un narratore di storie suggestive e reali, capace di adattare il suo stile anche ai temi più duri come la violenza sulle donne e di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Se fosse un pittore il suo stile sarebbe costituito da rapide pennellate a tratteggiare più schizzi che immagini ben definite. Eppure ogni pennellata racchiude e gronda emozioni e mostra scenari completi.

Per una volta vorrei iniziare dalla copertina. Una donna vestita di rosso che cammina dando le spalle al lettore addentrandosi in una via cittadina lasciando cadere dietro di sé delle carte da gioco.
Le finestre dei palazzi sono tutte chiuse tranne una leggermente aperta.  Una volta letto il libro viene naturale pensare che il rosso del vestito, delle scarpe e delle carte richiami il simbolo dei movimenti contro la violenza sulle donne. E che quell’unica finestra aperta rappresenti i pochi che non si girano dall’altra parte. Una copertina dai colori tenui dove il rosso si prende la scena e così sarà nel racconto.
Mi piace molto lo stile asciutto e sintetico di Bova. Le frasi e i capitoli brevi, a volte brevissimi. È un modo di scrivere che mi cattura, tant’è che mi sono bevuta le 400 pagine di questo romanzo in due giorni litigando pure con la famiglia, per preparare pranzo e cena, perché non smettevo di leggere.

Le voci narranti sono tre: Nina, la ragazza col vestito rosso e le carte da gioco; un anziano genitore che scrive lettere alla figlia che non gli vuole più parlare; l’uomo tormentato. Ognuno di questi personaggi ha un carattere tipografico personalizzato: normale per Nina, corsivo per chi scrive lettere e grassetto per l’uomo misterioso. In questo modo è semplice capire chi sta narrando la storia in ogni momento.
Nina è una donna dalla vita e dai sentimenti precari, seppure sia sempre disponibile per gli amici.
“I rapporti sono complicati e alla fine è proprio vero che siamo tutti ricci. Abbiamo i nostri aculei e se ci avviciniamo troppo ci pungiamo, ma se ci allontaniamo troppo finiamo per perderci di vista.
La vita diventa semplicemente un continuo avvicinarsi e allontanarsi cercando la giusta distanza”.
Gli unici punti saldi della sua vita sembrano essere i tre anziani ospiti di una piccola Rsa gestita dalla sua amica Fiorella. Con loro Nina si è impegnata e tutti i lunedì va a trovarli per stupirli con le sue magie, anche se spesso il tempo trascorre tra chiacchiere e confidenze. Forse in loro trova il sostegno che le è mancato quando da ragazzina ha visto la madre andarsene. E quante altre volte ha guardato le spalle delle persone che si allontanavano da lei?

“Stare insieme costa fatica.
Stare da soli può essere terribile, ci si sente abbandonati, ma è anche facile.
Facile perché se oggi vuoi stare a letto tutto il giorno nessuno farà nulla per farti alzare.
Terribile perché se oggi vuoi stare a letto tutto il giorno nessuno farà nulla per farti alzare.
Non c’è niente di male nel voler vivere senza qualcuno accanto ma, se la solitudine non è una scelta, diventa una prigione da cui vuoi solo uscire”.

Finché non riuscirà a mettere ordine nella sua vita continuerà a sorprendere i bambini con le sue magie…

“…penso a quei volti stupiti di chi crede che non può certo uscire il quattro di fiori.
A quel millimetro di meraviglia che, finché sei in grado di provarlo, tutto sommato hai ancora una speranza.
Una possibilità di stupirti, di tornare bambino, di volare sull’isola che non c’è.
La speranza che nessuno ti abbandoni lasciandoti sola quando sola stai bene ma, in qualche modo, ti accorgi che sola non vorresti stare”.

Mentre seguiamo le vicende lavorative, amorose, amicali e famigliari di Nina passa nello sfondo la notizia di una donna uccisa. Una delle tante. Che però sono proprio tante. E qui Bova mette pennellate che senza farsi notare parlano di violenza di genere. Per esempio introduce il concetto di “manipolatore affettivo” e della supposta centralità dell’uomo che viene urlata dal mondo, non glorificata.
“Quando un concetto ha bisogno di essere urlato è perché è necessario convincere gli altri che sia fondato. Ma le verità parlano piano…”
E ancora attraverso le parole di Nina, l’autore fa uscire la paura delle donne, per il solo fatto di essere donne:
“…mi fa strano dover essere preoccupata per il semplice fatto di essere donna. Ma il nostro mondo è questo e bisogna farci i conti. La verità è che non saprei come proteggermi”.
Questo è un tema drammaticamente vero e attuale ma esposto in questo dialogo con il vicino, la cui identità riserverà una certa sorpresa, è affrontato con estrema semplicità.

“Il problema è che uccidere è un gesto estremo ma ogni giorno muoiono donne per mano di uomini e non facciamo altro che dire loro cosa devono fare. Devono denunciare, devono scappare, devono capire, devono reagire…ma se non lavoriamo sugli uomini, sull’educazione, sul rispetto, sull’imparare ad ascoltare i propri sentimenti e le proprie emozioni continueremo a piangere una (donna) dopo l’altra”.

Un’altra bella pennellata è la definizione di amore che viene paragonato ad un seme.

“Un seme. E come tutti i semi non è detto che diventi una pianta. A volte lo coltivi, lo coccoli, lo accudisci, lo bagni ma non cresce nulla lo stesso. Se hai fatto del tuo meglio, però, non avrai mai niente da rimproverarti”.

E di questo Nina ha un bisogno viscerale: di sapere che non è sua la colpa per il primo abbandono subito da bambina e che ancora le fa tanto male.
Un abbandono che si rinnova ogni volta che guarda qualcuno allontanarsi da lei mentre pensa
“che alla fine siamo sempre a rincorrere qualcun altro, a guardare una schiena che si allontana, a desiderare ciò che non si ha.
Siamo storti.
Ineluttabilmente”.

I destini dei personaggi sono destinati a incrociarsi in un crescendo di emozioni e di tensione perché, purtroppo, non è detto che siano cose che accadono sempre e solo lontano da noi. E poi un finale che, davvero, non mi aspettavo.
È un libro bello, ben scritto, con un linguaggio molto diretto ma che non ha paura di esprimere le emozioni. Sono bellissime, in particolare, le pagine scritte per persone che sono mancate nel corso della narrazione o nel passato dei personaggi. Davvero molto belle.
Come bellissima ho trovato la dedica all’inizio del libro:
“A te che hai deciso che ne vale la pena,
che non era finita, che ancora ce n’era.
A te che mi hai scelto una volta e poi un’altra,
alle volte che hai riso, che hai pianto, che ti ho fatto arrabbiare.
A te che hai voluto esserci, che mi hai stretto la mano,
che hai scattato una foto.
Grazie, se tieni questo libro tra le mani
È perché tu lo hai reso possibile.
A te, che sei un millimetro di meraviglia
E che hai reso quel millimetro tanto speciale”.
Serve dire che ne consiglio la lettura?
Assegno cinque splendide tartarughe anche per la delicatezza con cui viene affrontato il tema violenza di genere a me, come sapete, molto caro.
Buona lettura.

Recensione di

1 commento:

I vostri commenti alimentano il mio blog!
Se quello che ho scritto ti è piaciuto, lascia un segno del tuo passaggio. Te ne sarò grata.