lunedì 20 novembre 2023

Recensione - "Oltre la svastica" di Lian

Titolo:
Oltre la svastica
Autore: Lian
Genere: Narrativa storica
Pagine: 546
Editore: Graus Edizioni
Data di uscita: 6 aprile 2023

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Bert Kramer è un giovane feldmaresciallo generale delle SD al servizio del regime nazista, che viene inviato, sotto copertura, a seguito di un tentato attacco di matrice ebraica, nel ghetto di Varsavia per individuare una talpa nascosta tra le SS e la Gestapo al comando. Nel ghetto incontrerà Daniel, un ebreo coraggioso, un uomo che gli mostrerà tutta la gentilezza d’animo di cui è capace, offrendogli ospitalità e permettendogli, così, di conoscere sua figlia Éliane. Attraverso le esperienze forti vissute insieme ai due, Bert intraprenderà un viaggio dentro se stesso, che metterà in crisi tutti i valori di cui era stata intrisa la sua vita fino ad allora e che lo porteranno a compiere scelte mai contemplate prima. Lina Mignano e Angela Parmisano firmano un romanzo storico che dà voce alla speranza, e che prova a far luce su un tratto buio della storia attraverso il coraggio dell’amore, un sentimento che non conosce classe, razza o discriminazione, e che è forse l’unica arma in grado di dichiarare guerra alla guerra.
Sono davvero in crisi nel parlare di questo libro. Per quanto riguarda la storia potrei dire carina, ricca di personaggi ben caratterizzati sia nel bene che nel male. A volte un pochino scontata e prevedibile. A volte troppo semplificata. 
Esempio, io vivo con marito e due figli in una casa con sei stanze e ognuno sente quel che fa l'altro nella propria camera. I protagonisti nel periodo in cui vivono nella stessa casa con famiglia e servitù sembrano dimenticarsi di poter essere visti e sentiti e questo l’ho trovato molto poco credibile. Come pure le frequentazioni delle rispettive camere da letto da parte dei fidanzati o che una fidanzata, per quanto decisamente non elegante, parlasse con la futura suocera della propria vita sessuale. Forse sono strana io, ma in quegli anni mi sembravano più discreti. 
Mi è inoltre parso che si volesse, da parte delle autrici, spingere molto a mettere in luce Bert che sembra “costretto” a determinati comportamenti, personali non militari, mentre invece si vedrà alla fine che è perfettamente in grado di dire “no”. Questo l’ho poco apprezzato. Mi è risultato anche disturbante l’uso direi personale dei congiuntivi e della costruzione delle frasi in genere, tanto da obbligarmi più volte a tornare sui miei passi per rileggere quello che non mi tornava. Credo che una maggiore revisione potrebbe essere molto utile a rendere più scorrevole la lettura. Ho trovato anche eccessivamente dettagliate alcune descrizioni delle situazioni intime descritte. Non erano necessarie, secondo me. La situazione era già molto chiara. 

Ben descritta invece la vita nel ghetto di Varsavia. La miseria, la difficoltà a reperire il minimo indispensabile per nutrirsi. E allo stesso modo la volontà di mantenere una dignità e di restare umani, senza permettere alla cattiveria dei nazisti di contagiarli, da parte degli ebrei che erano costretti a vivere e a lavorare come schiavi. Ed è proprio lasciando gli uffici del comando di Berlino e recandosi al ghetto come infiltrato che Bert ha occasione di vedere quello che realmente succede in quel luogo. Questo gli fa mettere in discussione tutto ciò che gli è stato insegnato fin da bambino, ma è un soldato con un ruolo ben strutturato e, come tale, continua a comportarsi. O, almeno, è quello che sembra continuare a fare. 
Altra incongruenza, quando nel ghetto Bert incontra persone che lo accolgono con amicizia vera e lo aiutano nei momenti difficili anche correndo dei rischi sembra, che lui non abbia mai vissuto una esperienza simile, che nessuno gli abbia mai voluto bene veramente. Invece nel corso della storia si vedrà che c’erano persone attorno a lui che nutrivano molto affetto per lui e che lui ricambiava in toto. Per esempio Ernst lo chiama fratello anche se fratelli non sono e lo aiuterà in ogni modo anche quando tutto sembrerà ormai essere perduto. Ernst è il mio personaggio maschile preferito. Un po’ lazzarone ma buono d’animo e, soprattutto, molto allegro nonostante i tempi di guerra. Ma anche qui. Perché un trentenne non era al fronte? Resterà un mistero... Tra le donne, indubbiamente è Eliane la mia preferita. Ne passa di ogni colore e mai una volta che si lamenti o si commiseri. Sempre pronta a togliersi il pane di bocca per darlo agli altri, a fare qualsiasi lavoro purché onesto e a restare fedele a sé stessa nonostante tutto. Talmente perfetta da non sembrare quasi vera.

La storia, come dicevo, c’è e mi ha anche appassionata. Arrivata a pagina 400 mi sono messa in un angolo e mi sono finta morta per poterlo finire in santa pace. E vi dirò di più, avevo indovinato anche la sorpresa finale. Però va bene, ci stava.
Alla luce di quanto fin qui scritto mi trovo a dover assegnare tre stelle perché avrei voluto meno refusi disturbantiVi auguro comunque buona lettura.

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