giovedì 13 ottobre 2022

Recensione - "La ragazza che non c'era" di Cinzia Bomoll

Buongiorno amici! Oggi vi presento l'ultimo giallo letto da Monica, che oltretutto nel pomeriggio prenderà parte ad un incontro esclusivo con l'autrice stessa organizzato dalla casa editrice Ponte alle Grazie, che ringraziamo sempre per la collaborazione. La ragazza che non c'era è un giallo intenso, il primo scritto da questa autrice che comunque non è alle prime armi. Un libro che ha coinvolto molto Monica e che ha fatto breccia nel suo cuore da lettrice.
Titolo:
La ragazza che non c'era
Autore: Cinzia Bomoll
Genere: Giallo
Pagine: 224
Editore: Ponte alle Grazie
Data di uscita: 11 ottobre 2022

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La prima inchiesta di Nives Bonora, ispettrice coraggiosa e passionale. Una ragazza viene ritrovata morta per un'overdose nell'ospedale psichiatrico abbandonato di Aguscello, nella bassa ferrarese. Non si riesce a capire chi sia. Ma nelle quarantott'ore che passano fra il ritrovamento del corpo e l'inizio degli esami autoptici, la ragazza sparisce. Qualcuno l'ha vista allontanarsi sulle sue gambe: un raro caso di morte apparente. E così l'ispettrice Nives Bonora, figlia dell'Emilia più genuina – passionale e pragmatica, dolente e vitale – si trova ad affrontare il caso di una ragazza fantasma e una storia marcia, perversa, in cui la malavita dell'Europa dell'Est va a braccetto con la migliore borghesia di Ferrara. Il coraggio di Nives, la sua irruenza e una dose di follia la porteranno a osare troppo ma infine a risolvere il caso a modo suo, contro ogni attesa e ai confini della legge. Ma Nives dovrà anche affrontare i tanti «casini» della sua vita privata, dal rapporto col padre carabiniere in pensione a quello con la nonna che le ha fatto da madre, fino al commissario Brandi, suo capo ostile ma anche poco affidabile amante.
Un’autrice giovane, Cinzia Bomoll, alle prese con il suo primo romanzo giallo ma non la si può definire alle prime armi. Ha già pubblicato tre romanzi, oltre a un racconto ed è sceneggiatrice e regista. Dunque quando scrive sa quello che fa e lo si capisce fin dalle prime pagine, nelle quali caratterizza la protagonista in modo da fartela vivere come una persona che conosci. Ed è una persona che, nonostante il lavoro che fa, ho trovato molto fragile. A volte mi è sembrato lo fosse perfino troppo per il ruolo che doveva svolgere. Ma è comunque una donna caparbia che non si accontenta della prima impressione, vuole andare a fondo e capire le cose. È una donna che ha vissuto l’abbandono della madre e, forse, non è mai riuscita a superare quella brutta esperienza. La paura di essere nuovamente abbandonata le fa vivere con distacco le sue relazioni sentimentali. Questo le causa molta sofferenza e le impedisce di avere una relazione stabile come, nel profondo, vorrebbe. È una donna che, come tante, spesso non riesce a fare tutto ciò che dovrebbe o vorrebbe e quindi è sempre di corsa e quando si ferma si ritrova, talvolta, a fermare pensieri ed emozioni su quaderni che conserva a futura memoria. I suoi scritti permettono di accedere ancora di più nel suo intimo e sono talvolta davvero belli. Uno che mi ha colpito molto è questo:

Mi dicono “che bella età”.
Non ricordano più che ci si innaffia col fuoco?
Ci si inerpica su bugie recitate a sé stessi.
Si casca e si muore di scuse.
Come si schiaccia da sola la gola che vuole gridare aiuto.
Riprendetela questa età, ve la regalo.
Io non vedo l’ora che passi.
Nell'illusione che qualcosa di bello possa arrivare per forza.
Siamo solo una presa in giro, che affonda nell'incertezza
di ragazzi frastornati e arrabbiati.
E io sono talmente questi ragazzi.

Questa è una Nives giovane che esprime la fatica di crescere degli adolescenti come solo i ragazzi sanno fare. Vi è poi un altro breve scritto che racconta il dolore che Nives ha dentro:

Dicono che il dolore piano piano passa.
Non è vero.
Il dolore non passa, si trasforma e basta.
Prende altre forme, diventa qualcos'altro.
Può diventare il dolore di qualcun altro.
Spesso diventa il dolore di qualcun altro.
Io sono rimasta a ricordare a mio padre gli occhi di mia madre.

La storia è ambientata in una Ferrara spesso avvolta dalla nebbia e in cui l’umidità la fa da padrona. Per me, che sono nata e vivo nella bassa veronese, le atmosfere ricreate nel romanzo hanno un che di magico. La nebbia ti avvolge, ti nasconde, in un certo qual modo di protegge se la ami. Ma se non la conosci o non ti piace ecco che diventa sinonimo di freddo nelle ossa e di pericolo. Quindi quando andrete a leggere questo libro, dipenderà anche da quel che voi pensate della nebbia, il trovarvi a vostro agio o meno nel narrato.
Dopo aver conosciuto Nives con le sue fragilità, la sua mitica nonna che le sa leggere dentro e il suo burbero padre che a volte fa imbestialire e altre suscita tenerezza, perché anche lui non riesce a vincere la sua battaglia interiore, andremo a conoscere Brandi che non è solo il suo superiore, con il quale ha un rapporto molto altalenante. Poi il solito collega che ama fare il piacione e non ci sta a sentirsi dire di no e infine gli occhi dolcissimi di un ragazzo che sembrerebbe fuori dai giochi ma forse non è così. Ed è un ragazzo che ha in serbo molte sorprese. Poteva mancare la PM Baruffaldi con la quale Nives si sente in competizione, e non sul piano professionale? E questi sono solo i buoni.

Dall’altra parte c’è una ragazza con ambizioni di fantasma. Appare, scompare, muore, o forse no. È coinvolta in un brutto giro ma vuole uscirne disperatamente. Anche lei, come Nives, vorrebbe poter avere una vita tranquilla con i suoi affetti. Ma i tasselli da sistemare per completare un puzzle così idilliaco sono davvero tanti e sembra sempre mancarne uno. L’ispettrice Nives Bonora prova una immediata empatia per questa ragazza e, andando contro a molte regole, riuscirà ad aiutarla. Non è solo la mala dell’est, però, a comporre la squadra dei cattivi. Ci sono persone della Ferrara “bene”. Quelli di cui non si sospetterebbe mai. E la signora che vuole a tutti i costi salvare le apparenze affinché la gente non possa spettegolare. Questi ultimi personaggi sono quelli che davvero non riscuotono alcuna empatia, perché con il loro comportamento, si permettono di calpestare e usare le persone più fragili e umili come se fosse un loro diritto. E sono i personaggi più veri, quelli che sappiamo esistere attorno a noi, ma che non hanno caratteristiche fisiche, che ce li possano fare individuare come “diversi” e “cattivi”. Sono quelli, dunque, che fanno più paura. Almeno a me. Per fortuna, però, ci sono poliziotti che fanno il loro dovere, non si fermano alle apparenze e per i quali i delinquenti sono tutti uguali. 

Non dimentichiamo il luogo attorno al quale ruota la vicenda: l’ex ospedale psichiatrico infantile di Aguscello, a poca strada da Ferrara, chiuso da circa quarant'anni. Un posto che mette i brividi per la sua storia. Gli abitanti del paese raccontano che quando era in attività il “manicomio” era gestito da suore che con la carità cristiana avevano ben poco da spartire. I bambini che vi erano ricoverati erano sottoposti a cure sperimentali che si avvicinavano molto alle torture e che spesso portavano alla morte dei piccoli pazienti. Una leggenda locale vuole che ci fosse addirittura una fossa comune pronta per accoglierli se le cose andavano male. Dopo la chiusura, negli anni settanta, il posto divenne teatro di messe nere, riti satanici e altri eventi legati all'occulto. 
Immaginate dunque la scena del delitto all'interno di questa struttura fatiscente avvolta dalla nebbia. Vi è venuto un brividino? Molto bene allora preparatevi a leggere una storia molto accattivante e con un finale a dir poco sconvolgente che farà saltare in aria il puzzle tanto faticosamente giunto a pochi pezzi dalla fine. Questo fa dare abbastanza per scontato che ci sarà una nuova indagine dell’ispettrice Bonora.
Assegno quattro stelle belle piene per la storia ben scritta e ben editata, peccato per un paio di errori di stampa, e mezza stella solo per il finale che mi ha assolutamente spiazzata.
Buona lettura.

Recensione di

3 commenti:

  1. Una recensione meravigliosa, si vede che il libro ti ha coinvolta molto e hai convinto anche me. Se avrò l'occasione lo leggerò molto volentieri. Peccato per i piccoli errori di stampa, ma alla fine se la storia è bella non ci si fa troppo caso ❤️

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  2. Si, vero. Io abito nella bassa veronese e quindi a due passi da dove è ambientato questo romanzo e mi ha intrigato molto conoscere quei posti.

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