martedì 23 maggio 2023

Recensione - "Commedia gialla con gatto nero" di Serena Venditto


Titolo:
 Commedia gialla con gatto nero
Autore: Serena Venditto
Genere: Giallo
Pagine: 309
Editore: Mondadori
Data di uscita: 16 maggio 2023

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C'è una casa nel bosco si svolge a Villa Esther, una dimora incastonata nel cuore del Molise: è bianca, maestosa, sfavillante di neve e luci natalizie. È qui che Alice e Damiano hanno deciso di celebrare le loro nozze, ospiti della ricchissima famiglia Latorre. Un padre intelligente e fascinoso, tre figli sereni e realizzati: una famiglia da pubblicità. Che segreti si nascondono dietro quest'apparenza perfetta? In una lunga notte che non conosce il sonno, ci sarà da districare un mistero più fitto del bosco. In Al Sassofono Blu la compagnia teatrale "Trappola per topi" propone una cena con delitto in un locale del centro storico di Napoli. Ma se oltre all'assassinio immaginario del conte de La Roche durante lo spettacolo se ne consumasse uno vero? Un giallo nel giallo che si snoda fra le assi di un palcoscenico e i vicoli di una città che non dorme mai. A indagare in entrambi i casi è la formazione al completo dei quattro più uno di via Atri 36: l'archeologa Malù, appassionata di romanzi gialli e misteri di ogni tempo, Ariel, traduttrice italoamericana di commedie rosa, il pianista giapponese Kobe e il sardo-nigeriano Samuel, rappresentante di gelati, accompagnati come sempre dall'infallibile fiuto del gatto nero Mycroft.
Libro adattissimo per le prossime vacanze. Una scrittura molto sciolta e simpatica spesso divertente per la parte commedia e una trama intricata al punto giusto per la componente gialla. I 5 protagonisti, gatto compreso, risultano da subito simpatici e molto affiatati pur con tutte le loro stranezze. Ho trovato molto piacevole lasciarmi trascinare nelle loro avventure. Il fatto che si tratti di due episodi ha comportato qualche ripetizione nella descrizione delle caratteristiche dei protagonisti ma ci può stare. Il gatto è fortissimo, antipatico e superbo come un gatto ma, al contempo, ubbidiente come un cane. Mi è un po’ mancata la descrizione della città. Nel primo episodio è stata ben descritta Villa Esther con il suo parco e il suo giardino ma quando le vicende si svolgono a Napoli mi sono sempre sentita nell’appartamento di Via Atri, 36. Magari è solo un'impressione perché ho letto il libro davvero di corsa, presa com’ero dallo svolgimento delle indagini, ma anche leggendo mi chiedevo perché non descrivesse di più la città. Anche questo però non ha tolto molto al piacere della lettura che, anzi, mi ha risollevato il morale dopo alcuni libri che non ho nemmeno voluto recensire ma ho subito accantonato, e un saggio che sto leggendo lentissimamente in quanto davvero pesante, ma ce la farò.

Tornando ai nostri quattro protagonisti li ho trovati molto ben caratterizzati. Kobe il giapponese parla un italiano tremendo ma conosce a memoria i libretti delle opere. Risulta dunque particolarmente divertente a parte quando litiga con la sua fidanzata per una sua gelosia assurda. Mi auguro che col tempo guarisca e acquisti la saggezza di Samuel il sardo nigeriano con un’ottima padronanza della lingua che sa controllarsi un pochino di più. Nel secondo racconto inoltre dà una risposta molto bella ad Ariel, la sua ragazza, che gli chiede se, secondo lui si può uccidere per amore:
“Certo. Il punto è che non è amore. È ossessione, passione, mica è amore. Lo chiamano amore perché non sanno dire che sono pazzi.”
Ecco questa frase mi è piaciuta molto, come anche un’altra che sempre Samuel rivolge ad Ariel parlando del dolore:
“Passiamo la nostra esistenza a cercare di evitare di soffrire, di arginare il dolore, di bloccare quello fisico, di annullare quello psicologico. Pensiamo al benessere come a uno stato completamente privo di dolore. E invece nel dolore c’è tutto, c’è il caldo, il freddo, i brividi. Il dolore è il segnale che ci dà il corpo per proteggerci, per metterci in guardia dai pericoli.”
Mi riconosco in questi pensieri del buon Samuel e mi è piaciuto trovarli in questo che è un semplice romanzo senza velleità alcuna se non quella di una piacevole lettura.
Anche Ariel, la voce narrante, ha detto una frase che mi ha colpita descrivendo il rapporto che ancora la lega al suo ex compagno:
“L’amore non è un sentimento biodegradabile.”
Può sembrare stupida ma ha reso benissimo quel che voleva dire lei in quel momento. Anche se razionalmente aveva deciso di chiudere con Andrea e aveva rifiutato il suo tentativo di riconciliazione non voleva dire che la presenza di lui, il suo profumo, non le facessero accendere ancora qualche lampadina dentro. L’importante era saperle spegnere subito.
Infine c’è Malu, l’archeologa capo investigatrice, con una capacità di osservare e collegare anche i dettagli più minuscoli che le permette di risolvere anche i casi più intricati prima della polizia. Anche se non bisogna sottovalutare il grande aiuto che le arriva da Mycroft, il suo gatto. Malu mi è piaciuta molto perché mi assomiglia: non è timida, non ha timore a chiedere informazioni e aiuto e persegue a testa bassa i suoi obiettivi. È una persona estremamente luminosa ma, come dice Ariel, dove c’è tanta luce è inevitabile che ci siano grandi ombre. Riuscire a parlare del suo dolore non è facile per lei, come non è facile perdonarsi una colpa che non sa nemmeno se le sia davvero imputabile. Leggerò volentieri le nuove avventure di questa “squadra” per vedere se Malu riuscirà a tornare a vivere con la serenità che io credo meriti, oltre, ovviamente, perché mi hanno davvero divertita molto.
In virtù di quanto fin qui scritto assegno quattro stelle a questo libro, una è tutta per Mycroft ovviamente.
Buona lettura.

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