lunedì 14 settembre 2026

Recensione - "La IX Tavola di Kussar" di P.L. Fukogama



Quando una misteriosa tomba viene rinvenuta nel cuore dell’Anatolia, nove antichissime tavole riaffiorano dal silenzio dei millenni, svelando le radici perdute della mitologia indoeuropea. Incaricata della loro decifrazione è Leta Varnai, protagonista femminile e linguista di Stanford con un brillante passato nello sviluppo delle IA.
Ma quelle tavole non sono solo archeologia. Questo codice antico parla una lingua che agisce su più livelli: simbolico, cognitivo ed inconscio. Una lingua che, forse, non è mai davvero morta.
Intanto, dall’altra parte del mondo, nella Silicon Valley, il visionario imprenditore Josh Korman è pronto a lanciare WyrmMind, un motore di Intelligenza artificiale capace di attuare una manipolazione dell'opinione pubblica senza precedenti tramite fake news, plasmando il consenso e modificando la rappresentazione del mondo.
Quando le due traiettorie si incrociano, emerge una nuova forma di tecnofascismo: un complotto dove controllo, narrazione e potere si intrecciano in un duello per il dominio della realtà antico come il linguaggio umano.
Questa volta mi sono imbattuta in un in un testo che va abbastanza fuori dalla mia comfort zone.
Devo dire che la sensazione è stata un mix tra tre film in particolare che ho visto svariate volte e che ho amato: Stargate, La Mummia e Il Santo.
"Stargate" dal punto di vista archeologico, quindi la scoperta di un reperto, e quel qualcosa di misterioso da interpretare; "La mummia" solo per una questione di magia, di paranormale, di mistico.
E per finire "Il santo", per quanto riguarda il linguaggio un po' tecnico con le sue formule, ma soprattutto per il personaggio femminile della professoressa Leta, giovane e appassionata.

Questo mix di elementi rappresenta una sfida e un'esperienza unica, che si confronta con temi di mistero e conoscenza.
Devo ammettere che andando avanti ci sono stati momenti in cui riuscivo con difficoltà a capirne i concetti, mi ritengo una persona altamente tecnologica ma alcune nozioni sono state un po' fuori dalla mia portata. A volte la complessità di questo linguaggio ha reso un po' difficile seguire il filo del discorso, rallentando la lettura e portandomi a interrogativi sulla necessità di conoscere tali dettagli.

Nonostante la mia preferenza per il lato narrativo, riconosco che queste informazioni tecniche hanno avuto un loro significato e scopo per farci seguire il piano malefico dell'autore che però non ha voluto assumersi in toto le responsabilità lasciandoci un ultimo capitolo controverso per confonderci ancora di più le idee.
Questa cosa devo dire che però mi ha fatto sorridere. E penso che l'autore stesso abbia voluto intenzionalmente inserire quell'ultimo capitolo per vedere le nostre reazioni.

La storia è particolare. Intreccia la tecnologia dell'IA con l'antico, il futuro e il passato che si legano e si rincorrono in un cerchio infinito come un uroboro, il serpente che si mangia la coda.
Una storia curiosa che funziona e fa riflettere.


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