lunedì 13 aprile 2026

Recensione - "L’arca di Noè" di Enzo Fileno Carabba

Titolo:
L’arca di Noè
Autrice: Enzo Fileno Carabba
Genere: Narrativa
Pagine: 240
Editore: Ponte alle Grazie
Data di uscita: 25 marzo 20245

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"Ho scritto la storia dell'arca di Noè perché è una delle prime storie che ho ascoltato. Ero piccolo, ma l'immagine dell'immensa fila di animali silenziosi in attesa di imbarcarsi non l'ho mai dimenticata. Mi sono sempre chiesto cosa facessero esattamente dentro l'arca, perché nessuno lo dice. Poi, un giorno, mi sono ritrovato tra loro. Ho descritto il viaggio dell'arca perché racconta come sopravvivere al diluvio grazie al rapporto con gli animali e altri messaggeri. Il diluvio è una grande crisi che può assumere varie forme, materiali o immateriali. Per esempio: una catastrofe climatica o un annebbiamento dei cervelli. Anche l'arca può essere molte cose: un linguaggio, un archivio, il nostro pianeta. E molti sono i nomi di Noè. La sua storia è più antica della Bibbia ed è stata raccontata da molti popoli. Parla di distruzione e speranza. Pone una domanda cruciale: cosa merita di essere salvato? Oggi ci sono miliardari tecnologici come Elon Musk che sognano un'arca spaziale, un'astronave, che conduca pochi privilegiati su Marte, in fuga dalla Terra dopo averla distrutta. Ho scritto questa storia per immaginare una salvezza diversa. Infine l'ho scritta per dedicarla ai miei figli. Quando sembra che il mondo sia finito, è il momento di costruire un'arca per farlo ricominciare." (Enzo Fileno Carabba)

Questo libro mi ha messa in crisi. Quando ho iniziato a leggerlo ho pensato a uno scritto per ragazzi, un po’ strano e un po’ divertente. Poi ho cominciato a prendere confidenza con quest’uomo bizzarro che parla con le formiche e incontra gli angeli (“animali straordinari dalla misteriosa riproduzione”). E con sua moglie, fortissima, che ha sempre la parola giusta per sdrammatizzare le situazioni e per incoraggiare questo marito strampalato che, a volte, ha bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa sta facendo. La storia dell’arca la conoscono un po’ tutti ma raccontarla così è stata una genialata. L’autore è riuscito a mostrare la grandezza e la piccolezza del genere umano in modo estremamente naturale. 

È il racconto di una grande avventura che ha come protagonista un eroe a sua insaputa. Un uomo che non è un leader, che non ha tutte le risposte e, spesso, non capisce nemmeno le domande. Per fortuna ha Naama che gliele spiega e lo aiuta a vederci chiaro. Un uomo che “in cuor suo ha sempre saputo di essere un vecchio pazzo”.

L’autore ha uno stile di scrittura molto ironico che ho trovato divertente e stimolante. Ad un certo punto per raccontare di uno dei figli di Noè per nulla accomodante scrive: “Siccome non gli andava bene mai nulla, non gli andava bene neanche che il padre morisse”. Non lo so per quale motivo ma questa frase mi è rimasta impressa e mi sembra che spieghi benissimo il concetto.

Ma in mezzo a tante frasi semplici sono seminate delle perle di saggezza. Ho trovato molto centrata la definizione che dà delle leggende, anche assurde, che, secondo l’autore, nascono quando si ha la necessità di spiegare qualcosa di vero ma non lo si sa fare. E spesso vedremo che Noè in questa avventura trova conferma ad antiche leggende.

La storia dell’arca ha da sempre catturato l’attenzione di chi l’ascoltava, specie dei bambini. Poi crescevi e pensavi che non poteva esserci del vero. E forse un messaggio che l’autore ha voluto lasciarci è proprio che la salvezza può essere anche in qualcosa che ci sembra assurdo.

È inconcepibile anche pensare alla scelta che ha dovuto fare il patriarca in merito a chi far salire sulla nave: come si possono separare i salvati dai sommersi? E se a voler restare tra coloro che saranno sommersi c’è anche chi ami? Come puoi accettarlo?

Noè, l’uomo dai capelli strani, è bravo a dimenticare e, l’autore dice, “faceva bene: se avesse ricordato tutto, visto quanto aveva vissuto, si sarebbe sbriciolato” questa è una cosa che condivido. Si sta davvero meglio a dimenticare, soprattutto le cose brutte.

Mi è piaciuto molto il racconto di come hanno vissuto, uomini e animali, a bordo dell’arca mentre imperversava il diluvio. La convivenza in uno spazio limitato non è mai facile e se il futuro è incerto e se sull’arca, nascosti tra gli uomini, sono saliti anche i cattivi sentimenti come l’indignazione, è ancora più difficile. Arrivano a crearsi situazioni davvero infastidenti che fanno pensare a Noè: “E io ho salvato questo branco di idioti”. Però alla fine tutto va come doveva andare e quindi l’insegnamento che ne possiamo trarre è che “Quando sembra che il mondo sia finito, è il momento di costruire un'arca per farlo ricominciare”.

È una libro piacevole e interessante, da cinque stelle. Buona lettura.

 


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