Editore: Ponte alle Grazie
Data di uscita: 25 marzo 20245
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Questo libro mi ha messa in crisi. Quando ho iniziato a leggerlo ho pensato a uno scritto per ragazzi, un po’ strano e un po’ divertente. Poi ho cominciato a prendere confidenza con quest’uomo bizzarro che parla con le formiche e incontra gli angeli (“animali straordinari dalla misteriosa riproduzione”). E con sua moglie, fortissima, che ha sempre la parola giusta per sdrammatizzare le situazioni e per incoraggiare questo marito strampalato che, a volte, ha bisogno di qualcuno che gli spieghi cosa sta facendo. La storia dell’arca la conoscono un po’ tutti ma raccontarla così è stata una genialata. L’autore è riuscito a mostrare la grandezza e la piccolezza del genere umano in modo estremamente naturale.
È il racconto di una
grande avventura che ha come protagonista un eroe a sua insaputa. Un uomo che
non è un leader, che non ha tutte le risposte e, spesso, non capisce nemmeno le
domande. Per fortuna ha Naama che gliele spiega e lo aiuta a vederci chiaro. Un
uomo che “in cuor suo ha sempre saputo di essere un vecchio pazzo”.
L’autore ha uno stile di scrittura molto ironico che ho
trovato divertente e stimolante. Ad un certo punto per raccontare di uno dei
figli di Noè per nulla accomodante scrive: “Siccome non gli andava bene mai
nulla, non gli andava bene neanche che il padre morisse”. Non lo so per quale
motivo ma questa frase mi è rimasta impressa e mi sembra che spieghi benissimo
il concetto.
Ma in mezzo a tante frasi semplici sono seminate delle perle
di saggezza. Ho trovato molto centrata la definizione che dà delle leggende,
anche assurde, che, secondo l’autore, nascono quando si ha la necessità di
spiegare qualcosa di vero ma non lo si sa fare. E spesso vedremo che Noè in
questa avventura trova conferma ad antiche leggende.
La storia dell’arca ha da sempre catturato l’attenzione di
chi l’ascoltava, specie dei bambini. Poi crescevi e pensavi che non poteva
esserci del vero. E forse un messaggio che l’autore ha voluto lasciarci è
proprio che la salvezza può essere anche in qualcosa che ci sembra assurdo.
È inconcepibile anche pensare alla scelta che ha dovuto fare
il patriarca in merito a chi far salire sulla nave: come si possono separare i
salvati dai sommersi? E se a voler restare tra coloro che saranno sommersi c’è
anche chi ami? Come puoi accettarlo?
Noè, l’uomo dai capelli strani, è bravo a dimenticare e,
l’autore dice, “faceva bene: se avesse ricordato tutto, visto quanto aveva
vissuto, si sarebbe sbriciolato” questa è una cosa che condivido. Si sta davvero
meglio a dimenticare, soprattutto le cose brutte.
Mi è piaciuto molto il racconto di come hanno vissuto, uomini
e animali, a bordo dell’arca mentre imperversava il diluvio. La convivenza in
uno spazio limitato non è mai facile e se il futuro è incerto e se sull’arca,
nascosti tra gli uomini, sono saliti anche i cattivi sentimenti come
l’indignazione, è ancora più difficile. Arrivano a crearsi situazioni davvero
infastidenti che fanno pensare a Noè: “E io ho salvato questo branco di idioti”.
Però alla fine tutto va come doveva andare e quindi l’insegnamento che ne
possiamo trarre è che “Quando sembra che il mondo sia finito, è il momento di
costruire un'arca per farlo ricominciare”.
È una libro piacevole e interessante,
da cinque stelle. Buona lettura.





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